Domenico Quaranta

Critico e curatore d'arte contemporanea

Domenico Quaranta è critico d'arte contemporanea, curatore e docente. Il suo lavoro si concentra sull'impatto dei mezzi attuali di produzione e distribuzione sulla pratica artistica. I suoi saggi, recensioni e interviste sono comparse in numerose riviste, giornali, libri e cataloghi. E' autore, tra l'altro, di Media, New Media, Postmedia (2010; 2018) e curatore di diversi volumi, tra cui GameScenes. Art in the Age of Videogames (Milano 2006, Con M. Bittanti). Dal 2005 ha curato diverse mostre, tra cui Collect the WWWorld (HEK, Basel 2012) e Cyphoria (Quadriennale 2016, Roma, Palazzo delle Esposizioni). E' docente di Sistemi interattivi presso l'Accademia di Belle Arti di Carrara e co-fondatore del Link Art Center. Maggiori informazioni: http://domenicoquaranta.com.

 Linkedin


Speeches di Domenico Quaranta

Data Art

Qual è il rapporto tra arte e dati? Come l'arte può diventare una spinta per l'innovazione economica e tecnologica? Sono queste le domande alle quali vuole rispondere questa sessione dedicata al rapporto tra arti e dati. In dialogo 4 divere figure del settore, da un approccio più teorico come quello di Simone Arcagni e Domenico Quaranta si affiancheranno le esperienze artistiche di Salvatore Iaconesi e Oriana Persico e il nuovo progetto Re:Humanism su Arte e Intelligenza artificiale dell'azienda Alan Advantage.

Intervento "IAQOS, an open source, neighbourhood Artificial Intelligence" di Salvatore Iaconesi e Oriana Persico
Cos'è, esattamente un'Intelligenza Artificiale progettata esplicitamente per i quartieri? Per rispondere a questa domanda abbiamo creato IAQOS, un'IA che si dedica alle relazioni e alle comunità utilizzando metodi per l'interazione naturale (voce, gesto, corpo, immagini, visione artificiale, possibilità di utilizzare in modo massiccio diversi linguaggi), e l'abbiamo portato nel quartiere più multiculturale della città di Roma: Torpignattara. I risultati fino ad ora sono stati entusiasmanti: un nuovo ruolo per l'intelligenza artificiale, come fattore abilitante di relazioni di alta qualità tra culture diverse; una nuova cultura dei dati inclusiva e accessibile, in cui i dati non sono un fenomeno estrattivo, ma un fenomeno partecipativo e inclusivo.

Intervento "Vedere dati" di Simone Arcagni
Computer graphics, computer vision, pattern recogntion, imaging, sono le discipline che abilitano le macchine a vedere e a disegnare immagini.
La vera novità in questi dispostivi sta nel fatto che a differenza degli strumenti ottici e visivi precedenti come fotografia, cinema, tv e video, non riportano il visivo ma analizzano dati, ottici ma non solo.
Non si tratta semplicemente di un cambio tecnologico ma di una vera e propria rivoluzione nel senso stesso del termine vedere.
Alcuni dei cambiamenti fondamentali sono, per esempio, che vedere attraverso i data ci porta a dare una sempre maggiore importanza all'autonomia di calcolo degli algoritmi. La software culture contemporanea che prevede, anzi amplifica, la costruzione di ambienti visivi sensibili, intelligenti, interattivi, ci conduce in una strada dove più che strumento la macchina diviene dispositivo simbiotico con cui l'uomo dialoga. E ciò implica una nuova posizione per l'uomo, per la macchina, per la stessa concezione di vedere.

Intervento "I dati non bastano" di Domenico Quaranta
I dati sono la materia grezza dell'era dell'informazione e della postproduzione. Non a caso, i primi esempi – ancora analogici - di arte basata sui dati sono emersi all'alba dell'età dell'informazione e del software, negli anni Settanta del 900. Con l'esplosione dei social media, la crescente disponibilità di dati autogenerati dagli utenti ha aperto la strada a un'arte di impronta sociologica e antropologica, basata sulla raccolta, la collezione e il remix. Col secondo decennio degli anni 2000, tuttavia, la sensazione che la dimensione quantitativa dei dati li rendesse difficili da governare ha dato vita a una estetica della quantità, che manifesta la vertigine dell'archivio; e se diversi artisti sono stati (e sono) sedotti dalla possibilità di gestire, estraendone del senso o servendosene in chiave operativa, di grandi set di dati, ha cominciato a emergere la sensazione che la fiducia positivistica nell'informazione come chiave per conoscere, e governare il mondo fosse mal riposta. Nelle parole di James Bridle: "Ci affacciamo a un futuro in cui abbiamo sempre più dati sul mondo, ma ne sappiamo sempre meno."

Intervento "Arte ed artificial intelligence, verso un approccio 'society in the loop'" di Alfredo Adamo
Nel tempo, il progresso delle tecnologie di Artificial Intelligence è stato confrontato con le capacità degli esseri umani.
Nei vari anni, alcuni compiti, considerati caratterizzanti gli esseri umani rispetto alle macchine, sono stati di fatto "conquistati" dalle macchine.
Dunque oggi cosa potremmo considerare davvero caratterizzante un essere umano rispetto ad una macchina intelligente?
II nostro programma Re:Humanism, partito come Art Prize, nasce con due precisi obiettivi:
- Stimolare la riflessione e la ricerca sul futuro dell’umanità nell’era delle macchine intelligenti
- Dare all'Italia, culla del Rinascimento, un ruolo centrale nella progettazione delle nuove macchine intelligenti, al fine di contaminare questa progettazione tipicamente affidata ad esperti tecnico-scientifici, contaminazione ad opera di importanti figure umanistiche, in particolare del mondo dell'Arte.

Lingua speech: Italian

Topics

art

Sessione

Art


All Speakers

Promosso e organizzato da

Roma Tre
Maker Faire

Con il contributo scientifico di


Con il patrocinio di

Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato

Main partner

Google
Google
Arrow
IBM
Acea

Bronze partner

Mathwork
PVT Group
Erwin
Alan Advantage
Cerved
Algorand
Algorand

Evento accreditato pressoOrdine Dei Commercialisti

 

Follow us

   #DataDriven2019